L'icona della Madonna del perpetuo soccorso


Opera:  Santa Maria del perpetuo soccorso
Autore:  Ignoto
Anno: XIV - XV sec. 
Materiale e tecnica:  Icona su tavola
📍 Ubicazione:  Roma, Chiesa di Sant'Alfonso all'Esquilino
📷 Foto tratta dal Web

Descrizione:  L'icona bizantina di scuola cretese mostra la Vergine che stringe il Bambino Gesù, il quale guarda spaventato gli strumenti della Passione (la lancia, la spugna e i chiodi) retti dagli arcangeli Michele e Gabriele.

Devozione: Secondo la tradizione popolare, l'icona fu rubata da una chiesa dell'isola di Creta da un mercante alla fine del XV secolo. Durante il viaggio in mare verso l'Italia, la nave affrontò una terribile tempesta; la miracolosa salvezza di tutti i passeggeri fu attribuita alla protezione della Vergine. Arrivato a Roma, il mercante custodì l'immagine in casa e, in punto di morte, chiese a un amico di posizionarla in una chiesa per il culto pubblico. L'amico tuttavia non eseguì subito la promessa. Solo dopo una visione avuta dalla giovane figlia di quest'ultimo, alla quale la Vergine espresse il desiderio di essere venerata, l'icona fu solennemente esposta il 27 marzo 1499 nella Chiesa di San Matteo in Merulana.
Per circa tre secoli, l'icona rimase nella chiesa di San Matteo, prendendo inizialmente il nome di "Madonna di San Matteo". Nel 1798, durante l'occupazione napoleonica di Roma, la chiesa venne distrutta. I monaci agostiniani riuscirono a salvare il quadro e lo trasferirono in privato nella cappella del convento di Santa Maria in Posterula. L'immagine rimase così nascosta e dimenticata dal pubblico per circa settant'anni.
La memoria dell'icona fu preservata grazie a un anziano frate agostiniano, che ne rivelò i segreti al giovane chierico Michele Marchi. Anni dopo, Marchi divenne sacerdote della Congregazione dei Redentoristi. Quando i Redentoristi costruirono la loro nuova chiesa dedicata a Sant'Alfonso proprio nei pressi dell'antico sito di San Matteo, si misero alla ricerca del quadro perduto. Informato della situazione, Papa Pio IX nel 1866 affidò ufficialmente l'icona ai Redentoristi, consegnando loro il mandato apostolico di "farla conoscere in tutto il mondo".
 

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